La mattina successiva piuttosto presto, si trovarono nella piazza del paese con Anippe e l’immancabile Gahiji. Raccontarono come le rispettive notti tormentate dalle rivelazioni di nonna Salama del giorno precedente. Studiarono il modo per presentarsi al padre, come e cosa raccontargli quanto gli stava a cuore. Arrivati a palazzo, nonostante le rassicurazioni di Gahiji, le guardie controllarono a fondo i due fratelli. Mentre venivano accompagnati dal Faraone, Anippe raccontò come Gahiji divenne la sua guardia del corpo: ella lo scelse non per la sua forza, che tra l’altro era immensa, ma per la sua gentilezza d’animo, anche se non era un mostro di intelligenza. Arrivati al cospetto del Faraone si trovarono tutta la famiglia reale riunita. A prendere la parola per prima fu Keket, la matrigna di Anippe che con una voce stridula e un po’ in falsetto cominciò a dire quanto si fossero preoccupati per lei visto che il giorno prima non l’avevano vista. Keket era una donna subdola che voleva avere tutta la situazione sotto controllo: si era parecchio innervosita quando le sue spie le avevano riferito che i ragazzi erano andati dalla vecchia pazza. Ramsis era un uomo inetto e senza spina dorsale che si era fatto completamente soggiogare da Keket, la quale lo manovrava a piacimento e di fatto governava su tutto il regno. Lì vicino c’era anche Edjo la figlia che era nata dalla sua precedente unione con un principe Nubiano: molto carina ma viziata all’inverosimile: una vera pettegola e soprattutto spia nelle mani di Keket. Quando il Faraone era incerto su qualche scelta un po’ forte della moglie, ci pensava la piccola a farsi fare qualche coccola e convincere il padre della bontà delle scelte fatte dalla madre. Il Faraone diede la parola ad Anippe e ai suoi amici i quali cercarono di far capire al sovrano che la situazione del Paese non era bella come lui pensava: la gente era triste e soprattutto senza speranza. Parlò anche Issa che cominciò a spiegare la sua storia e perché con la sua famiglia si erano spostati nella capitale per poter godere la fecondità del grande fiume Nilo. Tirato fuori questo discorso il Faraone cominciò a sorridere. Il sovrano era certo che i ragazzi avessero parlato con quella pazza di sua madre. Ammonì Anippe dicendole che le conversazioni con la nonna erano frutto della follia dell’anziana, anche se il Faraone sapeva quanto la nipote le volesse bene. Nella discussione intervenne Keket con parole di compassione per i poveri ragazzi che pieni di speranza e vitalità giovanile si aggrappavano a sogni che purtroppo non avevano alcun fondamento. Tutte le guardie e la servitù presente nel grande salone ridevano alle parole della Regina, la quale facendo vedere la sua vicinanza era riuscita invece a demolire l’immagine e la reputazione di quei ragazzi e in particolar modo di Anippe, che era pur sempre la prima in successione al trono. Mentre il Faraone congedava i ragazzi e li faceva uscire dalla sala e dal palazzo, Keket chiamò a sé la figlia Edjo e la invitò a controllare da vicino quei ragazzi che potevano essere portatori di idee contro la stabilità del Regno.