NE CHIAMO’ DODICI - 1
Chiamati, scelti, inviati.
C. Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo,
che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo.
A. In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo.
CANTO
SALMO 27
PRIMO CORO SECONDO CORO
Il signore è mia luce e mia salvezza Il Signore è difesa della mia vita
di chi avrò paura? Di chi avrò timore?
Quando mi assalgono i malvagi Se contro di me si accampa un esercito
Per straziarmi la carne il mio cuore non teme
Sono essi, avversari e nemici, se contro di me divampa la battaglia
A inciampare e cadere. anche allora ho fiducia
Una cosa ho chiesto al Signore
Questa sola io cerco: per gustare la dolcezza del Signore
abitare nella casa del Signore ed ammirare il suo santuario.
tutti i giorni della mia vita,
Sono certo di contemplare Spera nel Signore, sii forte,
la bontà del Signore si rinfranchi il tuo cuore
Nella terra dei viventi, e spera nel Signore.
LA PAROLA
Dal libro del profeta Isaia (41, 8-13.18-20)
<<Ma tu, Israele mio servo, tu Giacobbe, che ho scelto, discendente di Abramo mio amico, sei tu che io ho preso dall’estremità della terra e ho chiamato dalle regioni più lontane e ti ho detto: ” Mio servo tu sei, ti ho scelto, non ti ho rigettato.”>>
Invito alla riflessione
Dio entra nella storia dell’uomo, la sconvolge, ne cambia le prospettive.
L’irrompere di Dio illumina la realtà, la rinnova, la colora della novità di vita.
Israele sperimenta la potenza di Jahvè: è Lui la forza e la certezza anche nei momenti in cui le avversità generano il dubbio e creano sconforto e paura.
Coloro che accolgono il dono di Dio, respirano del suo stesso respiro, gioiscono del suo amore senza limiti, fanno l’esperienza della compagnia di Dio.
Contempliamo le meraviglie dell’amore di Dio, dell’amicizia con Lui, dello stare bene alla sua presenza ed a lui eleviamo lode e benedizione.
RACCONTO: CHI CONTA DI PIU’
C’era una volta un bramino buono e pio che viveva con le elemosine che i fedeli gli regalavano. Un giorno pensò: “Andrò a chiedere l’elemosina vestito come un povero intoccabile”.
Così mise uno straccio intorno ai fianchi, come fanno i paria, i più poveri dell’India.
Quel giorno nessuno lo salutò, nessuno gli diede l’elemosina.
Andò al mercato, andò al tempio, ma nessuno gli rivolgeva la parola.
La volta successiva il bramino si vestì secondo la sua casta: si mise un bel vestito bianco, un turbante di seta e una giacchetta ricamata. La gente lo salutava e gli dava denaro per lui e per il tempio.
Quando tornò a casa, il bramino si tolse gli abiti, li posò su una sedia e si inchinò profondamente. Poi disse: “Oh! Fortunati voi, vestiti! Fortunati! Sulla terra ciò che è certamente più onorato è il vestito, non l’essere umano che vi è sotto”.
Perché‚ badiamo ai vestiti e non alle persone? Crediamo alle cravatte e non alle idee e spesso i giovani sposano un abbigliamento, non una persona…
Un circo fermo in uno spiazzo alla periferia del paese, durante la rappresentazione, prese fuoco. Il clown, già abbigliato per lo spettacolo, corse a cercare aiuto. Arrivò affannato nella piazza del villaggio e prese a supplicare i paesani: “Correte presto! Il circo sta bruciando!”.
Ma la gente prese le grida del pagliaccio come spettacolo, per cui lo applaudiva, ridendo fino alle lacrime.
“Se non lo fermiamo subito, il fuoco attaccherà i campi di grano maturo e arriverà al paese!”, gridava il clown e tentava inutilmente di scongiurare gli uomini ad andare, spiegando che non si trattava affatto di una finzione, di un trucco, ma di un’amara realtà.
Il suo pianto intensificava le risate: “Bravo!”, esclamavano. “Sei un vero attore!”.
Così il fuoco avanzò tranquillamente: divorò il circo e tutte le case del villaggio.
Preghiamo insieme
Ti stiamo ancora cercando, negli occhi di un bambino,
Signore del tempo e Signore nostro. nel fiore che nasce tra i sassi di un muro,
La nostra mente inquieta, nella rugiada che fa brillare l’erba dei campi,
indaga e scruta i misteri insondabili. negli occhi di due innamorati.
Ti stiamo ancora cercando, Si apriranno le nostre labbra
fra i sentieri contorti del nostro pensiero. Canteranno infine le tue lodi,
Apriremo finalmente gli occhi Signore nostro Dio
e contempleremo la tua dolce presenza Signore del tempo e della storia.