2 - Signore insegnaci a pregare


SIGNORE, INSEGNACI A PREGARE

 

G. Vedano gli umili e si rallegrino.

A. Si ravvivi il cuore di chi cerca Dio.

 

CANTO

 

SALMO 63

 

PRIMO CORO                                                        SECONDO CORO

O Dio, tu sei il mio Dio, all’aurora ti cerco,               a te anela la mia carne

di te ha sete l’anima mia,                                      come terra deserta, arida, senz’acqua.

 

Così nel santuario ti ho cercato,                              Poiché la tua grazia vale più della vita        Per contemplare la tua potenza e la tua gloria.         le mie labbra diranno la tua lode. 

 

Così ti benedirò finché io viva,                                Mi sazierò come a lauto convito,

nel tuo nome alzerò le mie mani.                        e con voci di gioia ti loderà la mia bocca.

 

Quando nel mio giaciglio di te mi ricordo                  a te che sei stato il mio aiuto,

e penso a te nelle veglie notturne,                            esulto di gioia all’ombra delle tue ali.  

 

 

LA PAROLA 

“Pregando poi, non sprecate parole come i pagani, i quali credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno ancor prima che gliele chiediate.” (Mt 14, 23)

 

Invito alla riflessione

Anche noi vorremmo comprendere cosa significa pregare, vorremmo una spiegazione chiara, delle formule sicure per ottenere da Dio quello che desideriamo.

E’ la tentazione del potere che ci seduce e non ci fa riconoscere la smisurata grandezza del dono d’amore gratuito del Padre, che anticipa e previene le nostre meschine richieste.

Stasera vogliamo invece stare davanti a Gesù, senza nulla sapere, consapevoli solo della nostra povertà e della poca fede che accompagna e segna le nostre giornate.

Vogliamo essere poveri anche di parole, noi che ne diciamo sempre troppe, e lasciare parlare il nostro Signore, meditare, contemplare, immergerci nella sua presenza ed attendere che sia la sua Parola a riempire il vuoto del nostro cuore.

 

RACCONTO: CHI REGGE IL CIELO

Un uccellino, sdraiato sul dorso, tendeva verso il cielo, rigide, entrambe le zampine. Un altro uccello gli volò accanto e gli chiese stupito: “Che cosa fai? Perché‚ te ne stai coricato così a zampe in su? Ti è successo qualcosa?”.

Senza muoversi, il primo uccellino rispose: “Con le mie zampe sostengo il cielo. Se mi muovo e ritiro le zampe, il cielo cade giù”.

In quel momento, da un albero vicino si staccò una foglia che cadde a terra, veloce e silenziosa.

L’uccellino si spaventò tantissimo. Si alzò e spiccò il volo, rapidissimo.

Il cielo, naturalmente, rimase al suo posto.

 

Un famoso predicatore morì e salì in Paradiso, dove si accorse che un tassista della sua città occupava un posto migliore del suo.

Corse a lamentarsi da San Pietro.

“Non capisco. Ci dev’essere stato un errore. Io ho dedicato tutta la mia vita alla predicazione”.

San Pietro rispose: “Noi premiamo i risultati. Ricorda, reverendo, l’effetto delle sue prediche?”.

Il pastore, a malincuore, fu costretto ad ammettere che qualcuno tra i fedeli ogni tanto si addormentava durante le prediche.

“Proprio così!”, disse San Pietro. “Invece, quando le persone salivano sul taxi di quell’uomo, non solo stavano ben sveglie, ma pregavano”.

 

Preghiamo insieme

Qui, davanti a Te, ancora ti chiediamo:

“Insegnaci a pregare”.

Le nostre parole sono vuote,

a volte inutili o arroganti.

Siamo incapaci di silenzio,

incapaci di ascolto, 

sappiamo solo moltiplicare le nostre insensate richieste.

Tu sai di cosa abbiamo bisogno,

dacci allora il tuo Spirito,

e le nostre parole saranno finalmente preghiera.